Kledi Academy, l'arte della danza
Servizio a cura di Eleonora Limiti
Fotoservizio a cura di Alessandro Leone
Chronica è andata alla scoperta di una delle migliori scuole di Roma per chi vuol fare di una propria passione un mestiere. O almeno provarci. Danza classica e moderna , canto , recitazione , il tutto seguiti da insegnanti, veri Maestri delle rispettive discipline: non solo capaci di insegnare la tecnica , il rigore e la disciplina che questi campi richiedono, ma anche di trasmettere tutto quel carico di esperienze umane e professionali maturate sui più importanti palchi del mondo. Da Luigi Martelletta , co-direttore dell'accademia insieme a Kledi Kladiu , a Maria Lia Falcone , da Vittorio Padula a Alessandra Barilari , abbiamo intervistato i professionisti che, attraverso la “ Kledi Academy ”, hanno aiutato e continuano ad aiutare tantissime ragazze e ragazzi a trasformare i loro sogni in realtà.

Una classe di danza della Kledi Academy durante la lezione
Intervista a Luigi Martelletta, co-direttore della scuola di danza “Kledi Academy”

Luigi Martelletta, co-direttore della scuola di danza “Kledi Academy”
Un professionista della danza a livello internazionale . Entra giovanissimo al teatro dell' Opera di Roma . E a soli diciannove anni è già primo ballerino della Compagnia. Luigi Martelletta , danzatore e coreografo affermato nel mondo del balletto classico e moderno, durante la sua carriera ha lavorato con ballerini a respiro mondiale come Rudolf Nureyev, Barishnikov, Carla Fracci, Alessandra Ferri ed Elisabetta Terabust o coreografi del calibro di Petit e Béjart.
Attualmente è professore presso l'Accademia Nazionale di Danza e dirige insieme a Kledi Kadiu la scuola di danza “ Kledi Academy ”. Alla rivista on line Chronica , che lo ha incontrato recentemente, il Maestro ha raccontato le sue esperienze professionali ed i successi della sua carriera.
Quale è stato il suo percorso artistico?
“ Il mio percorso artistico inizia al Teatro dell'Opera di Roma dove ho iniziato a studiare a soli sei anni. Alla fine della scuola mi sono diplomato e, a diciannove anni, dopo essere diventato primo ballerino della Compagnia, ho iniziato a fare spettacoli nei maggiori teatri italiani ed europei. Tornato a Roma, ho chiuso il contratto con il Teatro dell'Opera di Roma che durava ormai da ben 22 anni”.
C'è stata una grande occasione nella sua carriera?
“ Si. Ero giovane e Rudolf Nurayev, dopo aver danzato per una decina di spettacoli a Roma come primo ballerino, si infortunò ad un ginocchio. Mancava pochissimo al debutto dello spettacolo e venni chiamato dal direttore della Compagnia per prendere il posto di Nurayev in palcoscenico. In pochissimo tempo dovetti imparare le coreografie. Ma è stata una fortuna, perché quella sera c'era un pubblico “scelto” tra critici, giornali, televisioni e personalità importanti del settore della danza che aspettavano di vedere Nurayev. Ma in scena entrai io. E fu l'occasione per me di far vedere il talento di un giovane che esordiva”.
Quanto contano le conoscenze?
“Poco. All'inizio sembra che contino molto. Ma dopo se non sai fare il tuo mestiere, forse peggiorano anche la situazione. Quindi fondamentalmente quello che uno sa fare veramente, conta in fondo più di tutto il resto”.
Conta più il talento o la preparazione?
“Entrambi. C'è però chi è molto preparato e molto tecnico ma che non ha una dote innata per questa professione. Quindi il talento, ma solo se accompagnato da un'ottima preparazione, potrebbe essere un ingrediente decisivo per avere successo”.
Che differenze ci sono tra ballare in teatro e in tv?
“In teatro è diverso. Hai tutte le persone che ti guardano. Hai un pubblico davanti che non vedi perché è completamente buio, ma sai che esiste. Per ballare in teatro ci vuole concentrazione. Mentre in tv è tutto più freddo. Hai l'occhiolino rosso della telecamera che ti guarda ma non senti il calore del pubblico, che magari è anche molto numeroso ma sta davanti a uno schermo e tu non lo senti vicino. In tv mancano tante componenti che fanno del teatro la differenza”.
Quale è lo scopo della “Kledi Academy” e come è nata l'idea di fondarla?
Lo scopo della scuola è dare ai giovani quello che io ho avuto. Cioè la possibilità di poter crescere e di fare un percorso artistico. Soprattutto, questo vale per i più piccoli che sono la nuova generazione. Se loro hanno la voglia, il piacere e la determinazione di fare questo mestiere come professione, cerchiamo di aiutarli ad entrare a far parte di questo mondo”.
Cosa cercate di trasmettere gli allievi che frequentano la “Kledi Academy”?
“La serietà, la professionalità e l'amore per quello che fanno. Poi se non faranno mai i ballerini non fa niente. Però per me personalmente aver insegnato loro l'ordine, il rigore e la disciplina è fondamentale. Sono cose che ritroveranno poi nella loro vita futura”.

Una classe di danza della Kledi Academy durante la lezione
Intervista a Maria Lia Falcone, ex ballerina ed insegnante alla “Kledi Academy”

Maria Lia Falcone
Passione e determinazione per diventare una ballerina classica. Maria Lia Falcone inizia a studiare danza da piccolissima, all'età di soli quattro anni. A dieci anni entra al Teatro La Scala di Milano ed inizia il percorso accademico che durerà otto anni. Con il corpo di ballo de La Scala interpreta vari ruoli: dallo “ Schiaccianoci ” con le coreografie di Nureyev , a “ Coppelia ” con le coreografie di Roberto De Warren. Insegnante da due anni lavora attualmente alla “ Kledi Academy ”, dove Chronica l'ha incontrata e intervistata sulle sue esperienze professionali.
Quando ha cominciato a studiare danza?
“ Ho iniziato all'età di quattro anni. Mentre lo studio accademico vero e proprio lo ho intrapreso all'età di dieci anni presso il Teatro La Scala di Milano ed è durato otto anni. Poi ho frequentato l'accademia Nazionale di danza a Roma dove nel 1999 ho conseguito il diploma. Ho ballato fino a due anni fa, interpretando differenti ruoli in diversi teatri con coreografi importanti anche a livello internazionale. E nel 2004 ho iniziato a lavorare come insegnante”.
Quale è lo scopo della scuola dove insegni, cioè la “Kledi Academy”?
“ Lo scopo della scuola e di noi insegnanti è insegnare ai ragazzi la disciplina e l'arte della danza. E non è una cosa semplice. Spessi molti prendono lo studio della danza come un divertimento e non come un lavoro. E questo alla fine invece è un lavoro che costa passione e sacrifici. Quindi noi cerchiamo di insegnargli la tecnica e trasmettergli la passione di questa arte che è molto complessa”.
Conta di più il talento o la preparazione?
“Per me il talento. E' giusto che ci sia una buona preparazione. Però ballerini si nasce”.
Ballare in teatro e in tv. Differenze?
“Soprattutto per la mia disciplina, quella della danza classica, ballare in teatro è fondamentale e più completo. Il tuo lavoro viene più apprezzato. In tv la danza classica non è molto apprezzata perché non riesce a interagire con il pubblico come invece avviene in teatro. La soddisfazione di un ballerino classico è ballare in un bel teatro e non in tv”.
Contano le conoscenze?
“Danno una mano. Siamo in tanti e ogni tanto una spinta in più ci vuole. Ovviamente non bisogna solo essere conosciuti per le conoscenze che si hanno, ma bisogna poi dimostrare la vera bravura che hai nel fare il tuo mestiere”.
Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?
“ La passione. E' la cosa più importante. Se hai passione vai avanti e cerchi di farti strada come ballerino, altrimenti lasci subito”.
Quale è lo scopo della “Kledi Academy”?
“ Crescere i ragazzi che la frequentano. Perché alla fine, la danza aiuta ad avere una disciplina, a formare un gruppo, ad organizzarsi. Tutte cose che poi ti ritrovi nella vita”.

Una classe di danza della Kledi Academy durante la lezione
Intervista a Vittorio Padula, insegnante di danza alla “Kledi Academy”

Vittorio Padula
Una passione e un talento che si trasformano in professione. Vittorio Padula inizia a danzare in giovane età e nel 1994 entra a far parte del corpo di ballo del Teatro “ Bagaglino ”. Dopo questa esperienza, arrivano una serie di grandi successi che lo portano a ballare anche all'estero e a maturare esperienze con grandi coreografi come Franco Miseria, Raffaele Paganini e Luigi Martelletta .
Attualmente insegna danza jazz presso importanti scuole romane tra cui la “ Kledi Academy ”. A Chronica ha raccontato il suo percorso artistico, come ballerino e come insegnate.
Dove e come ha cominciato a fare questo mestiere?
“ La mia prima esperienza lavorativa l'ho avuta nel 1994 con il Teatro Bagaglino a Madonna di Campiglio. Qui ho lavorato per tre mesi durante il periodo invernale. Subito dopo, ho fatto un'audizione per la Disney che mi ha permesso di andare a danzare a Parigi nel musical “La bella e la bestia”. Dalla capitale francese ho iniziato in modo vero e proprio la carriera come ballerino”.
Secondo lei nella danza conta più avere una buona preparazione o molto talento?
“ Contano entrambi. Avere solo talento ma non essere preparati non serve a molto. E viceversa avere una buona preparazione senza talento non ti porta da nessuna parte. Bisogna avere un mix di tutte e due le caratteristiche per poter essere dei bravi ballerini”.
Lei ha lavorato in teatro, in tv e ha danzato anche in alcuni videoclip. Che differenze ha trovato nel ballare in palcoscenici così diversi?
“Ballare in teatro sicuramente ti dà la possibilità di svolgere un lavoro più completo. Stai a contatto con il pubblico che logicamente ti dà l'opportunità di interagire con qualcuno e inoltre ti vede a 360 gradi. Cosa che non succede ovviamente in tv o in un videoclip perché durante lo svolgimento di un balletto ci sono gli stacchi televisivi. Quindi un momento puoi essere ripreso e il momento successivo no.
Tra tv e teatro c'è anche un lavoro differente a livello coreografico. Ballare in teatro è un lavoro più completo, rischioso e difficile da affrontare. Bisogna essere dunque ben preparati.
La tv invece ti permette, anche se non sei un ballerino completo, di farti vedere e fare qualcosa”.
Quale è lo scopo della “Kledi Academy”?
“Lo scopo della scuola è di formare al meglio gli allievi che la frequentano e cercare di portarli a riuscire a fare questo lavoro. Tutto questo non è semplice da gestire, perché la scuola ha molti allievi, ma il nostro ruolo è questo e dobbiamo mettercela tutta per far sì che i ragazzi, o almeno alcuni di loro, riescano ad emergere grazie anche al loro talento e al percorso di studio che hanno seguito”.
Lei cosa cerca di trasmettere ai suoi allievi?
“La gioia di fare questo lavoro. E di conseguenza trasmettere loro il lato tecnico e artistico della disciplina. Non mi ritengo un insegnante di “marmo” che è severo con gli allievi. Preferisco interagire con loro. Ma questo non deve far sì che il rapporto professionale che c'è tra insegnante e allievo porti alla troppa confidenza e alla confusione dei ruoli. Sta poi all'intelligenza dell'allievo dividere il rapporto tra insegnante studio”.
Perché in Italia viene data poca visibilità alla danza?
“ Perché la danza è un arte e come tutte le arti è un mestiere di nicchia. Non è per tutti. Poi c'è logicamente la danza televisiva che permette a questa professione di essere notata un po' di più. E poi non tutti sono disposti a dedicare del tempo, anima e corpo, a questa disciplina. Questo la porta così ad avere minore visibilità”.

Intervista ad Alessandra Barilari, istruttrice della “Kledi Academy”
Danza classica e danza moderna. Una passione che comincia da bambina quella di Alessandra Barilari . A soli tre anni comincia studiare presso una scuola privata per poi frequentare dal 1989 al 1993 l'Accademia Nazionale di Danza a Roma . Inizia così il suo percorso artistico che la porta a diventare una professionista e successivamente un'insegnate. A Chronica, che l'ha incontrata alla “ Kledi Academy ” dove lavora attualmente, racconta le sue esperienze professionali.
Dove ha cominciato a studiare e poi a insegnare danza?

Una classe di danza della Kledi Academy durante la lezione
“Ho cominciato a studiare questa disciplina all'età di tre anni con un'insegnate del Teatro dell'Opera di Roma. Poi ho proseguito i miei studi all'Accademia Nazionale di Danza a Roma e presso la Royal Academy di Londra. Ad insegnare, invece, ho cominciato all'età di 16 anni”.
Quale è secondo lei lo scopo della “Kledi Academy”?
“ Dovrebbe far capire ai ragazzi che la frequentano, cosa è veramente il mondo della danza. E successivamente aiutarli a diventare dei bravi ballerini/e.
Tra talento e preparazione per lei cosa conta di più?
“ La preparazione. Se non c'è la preparazione non si va da nessuna parte”.
Differenze tra teatro e tv?
“Il teatro è qualcosa di vero. La tv invece è una cosa molto finta. Non hai contatto con il pubblico. Chi insegna danza e ha ballato, sa cosa vuol dire stare sul palcoscenico di un teatro piuttosto che su un palco televisivo davanti a una telecamera”.
Perché alla danza è data poca visibilità in Italia?
“Perché si guadagna poco. Soprattutto in teatro i ballerini vengono retribuiti in maniera minima. Le persone non vanno più in teatro perché c'è la tv e molti teatri così chiudono. Questo in Italia. Perché all'estero invece il teatro ha molta più importanza della tv. E per un professionista viene prima di tutto”.
Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?
“ Cerco di fargli capire il vero sacrificio che serve per ballare. Bisogna impegnarsi e studiare tutti i giorni per diventare dei professionisti”.
Contano le conoscenze?
“ In televisione contano molto. In teatro no. Per lavorare in teatro deve essere solo bravo/a altrimenti non balli”.


Fonte: www.chronica.it
